Il sogno di carta
Giorgia Spurio
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E la notte, come colombe
che di sera rilasciano le piume,
il loro candore, alla luna,
e sul capo la corona
del sole senza più colore.
Il buio sorride, con la lingua
tra i canini, spalanca le labbra
e, tra i baffi, socchiusi gli occhi,
ingurgita dai tetti, dai camini
i nostri respiri.
Il sonno mi porta
la mano al volto,
muta,
non posso che attendere
l’alba che dissipa
le faide.
Tra le frecce sulle schiene
delle zitelle stelle,
tra le lance
che i cacciatori
battezzano tra i gatti
e i lupi,
i leoni sbadigliano
ingoiando il dormiveglia,
e ferma,
come immobile
il tempo che gira
nell’orologio,
attendo,
appendendo
orecchie di carta
tra il lampadario spento
e la catena
e i chiodi.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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Duilio Martino28 febbraio 2016
Una gran bella poesia... Alcuni passi mi piacciono particolarmente sia per l'efficacia delle sinestesie che per i suoni (come - delle zitelle stelle - orecchie di carta - sbadigliano... dormiveglia - e altro ancora). Tante figure retoriche ad impreziosire il significante di uno scritto che perde il peso del significato. Onore al merito.

