Sentii i turgidi capezzoli
massimo turbi
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disseminate ebrezze
nel crepuscolo di venti assopiti
s'alzarono come aquiloni
bagnati dalla pioggia di marzo
e tutto intorno non vi fu nessuno
le nuvole basse
dei meriggi domenicali
mi lasciarono qualcosa di te
sulla pelle bianca
che ti cercò dall'aurora
sentii i turgidi capezzoli
puntati sul mio petto
con le dite bagnate di voglie
che giocarono con il seno avvolto
nel pizzo nero broccato di sensi
parlammo per ore
davanti al sacrario del divino amore
incuranti degli occhi curiosi
che si posarono incuriositi
nelle scollature seducenti.
i baci si susseguirono
rincorrendosi l'un l'altro
come se giocassimo a perdifiato
tra i campi di grano
dove mi donasti il più bel fiore
della mia vita
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massimo turbi
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