Sangue e Latte
Giorgia Spurio
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Come la mano che il mare
mi pone sul mento, sale
con le sue dita d’acqua
spezzate d’aria, di sabbia,
mano d’acciaio
del vostro Poseidone,
mi entra nella gola,
nei polmoni, nel respiro...
Latte e sangue,
fiore che è cenere,
e mio figlio che mai
mai mi chiamerà mamma.
E sono il vostro mostro,
a vostra sembianza, a vostra statua,
sono la vittima
del vostro nuovo apatico Pigmalione.
E lui non piangerà, e lui non crescerà,
nato morto al mio seno si stringerà,
ma non berrà, non il mio latte.
Ho negli occhi la vostra pietra,
ho nella pupilla la vostra cieca vista,
ho tra le costole la vostra scomparsa
e derisa pietà.
Lo stringerò, più forte, lo abbraccerò,
oltre la mia mostruosità,
oltre la mia bocca
che mai più sorriderà,
lo cullerò, il mio bimbo,
tra la voce sottile del mio bisbiglio.
Oltre il pianto
che non riesco più a gemere,
oltre il mio cuore che non più batte,
lo bacerò.
Il mio bacio di sangue
e di latte, di latte rubato.
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Giorgia Spurio
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