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Fiabe 15 marzo 2016 · lettura 5 min · 1370 letture

La Cantica delle Valchirie

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Eroi perduti che sorgono a frotte addìtano le nubi tempestate. Oh voi Valchirie... oh voi Sorelle, udite! Sàlgono i lor lamenti e si dispèrdono, e il loro sangue, e loro bave, e il Fato lentamente ora vanno nell’oblìo, di Dönner disperando essi, singulti perenni di Destino e di tramonto, d’in sul trïònfo dell’invitte liti che morìr li ha veduti presso il brando insanguinato e folle, sovrumana ira che miete dovunque la Morte, ineffàbili crani primigeni. Così è giunta per lor l’eterna Notte, Anime inquiete nel Nulla scagliate, e vanno... e vanno, perplesse e smarrite dove gli omaggi al re Wòtan si rèndono, tra le nebbie di un vèspero adirato. E noi Valchirie, ombre di questo Dio, i lor temprati ardori e i loro inulti sospiri estremi e l’infinito affronto flebilmente accogliamo, Anime miti; e questo sonno rendiàm loro blando, noi, posse occulte di Erda la Dea arcana, bionde compagne delle Norne, Sorte che aleggia co’ gli usberghi in sopra i seni. Figlie del Caos, sorelle di Froh, brume di Ygdrasìl, quercia immonda del Destino, a prèndere corriamo questi spettri, noi cavalcando i temporali oscuri, oltre le vette dei monti del Reno, lungo l’ombra dell’arpa degli Scaldi, oltre i càntici bei di Lorelei, Ninfa che geme sui mesti relitti, ululando noi altère come i lupi nell’inverno perenne della fame, palafreno funesto e oscuro e tetro. Eroi, oh Eroi, non temete! Sarà un lume a risplèndere al vostro teschio, inchino tempestoso e funereo dianzi ai scettri degli impetuosi Dei, e dei più puri dolci anelli di Freya, gemme al seno dal peplo ricoperto - oh i veli baldi! - intinti di amaranto, gioia dei lai nella pugna versati. Oh voi sconfitti! Qui con noi regnerete sui dirupi che al crepùscolo son fulvi di rame di intatto sangue, e in su’ i cieli di vetro. Ma la tragedia non tarda a noi, ombrose Valchirie del più freddo Nord dei fiordi selvaggi e nivei, donde noi soffriamo quando le eròïche e ansimate prede un giorno trapassate ci sospìrano melliflui sentimenti d’un arcano or mai assopito, e femminile e vago, un senso mite di irrequieto Amore, che mai sarà corrisposto. E ei è il volère della Natura primigenia e cupa che con il ferro e co’ il rame ci ha ordito. Saremo sempre posse burrascose, di elmi coperti i volti che son sordi nella menzogna a quello che sentiamo, e col guerresco corpo, e il ferreo piede, co’ gli occhi attòniti e fermi che stìllano tàcito pianto, fatàl, sovrumano, làgrime inquiete, làgrime di un lago che spazia e inonda funestando il cuore, e ‘ve sempiterno vi è il nostro dolère. E porteremo con noi questa cura, la porteremo lungo l’Infinito. Fortunata Brunnìlde in suo riposo, almèn nel sonno troverà il suo sposo. Wòtan un dì si girò, e la baciò, tra le fiamme di Lòg (h) e, il Dio più saggio. Wòtan un dì si volse, e la baciò, la cullava nel sonno e nel miraggio; e danzava d’intorno il fuoco eterno, ridèvano le scialbe sue lenzuola, in un letto di bara eterna e viva, in un letto di Morte e di sopore. Wòtan un dì si girò, e la baciò, dàndole - ché era figlia - ùltimo addio. Wòtan un dì si volse, e la baciò, perché Ei voleva èssere sempre un Dio. Così riposa la nostra Regina, dalle fiammelle circondata, e stesa d’in su’ un monte segreto che soltanto Mìme conosce e il suo prode figliastro, Mìme silenzia a un figlio di Valchiria. Wòtan un dì si girò, e la baciò, sulla fronte tremante e che non regge. Wòtan un dì si volse, e la baciò, ella osò andare contro la sua Legge. E ora lì addormentata attende invano che la lancia dei sacri Patti muoia, e che le fiamme retrocèdan svelte al corno di un Eroe anònimo e oscuro, al corno della Vita e della Sorte. Wòtan un dì si girò, e la baciò, dicendo che un baciàr la sveglierà. Wòtan un dì si volse, e la baciò, e dov’ella ne sia nessùn lo sa. Erda e le Norne vòglion che costei sia l’ùnica Valchiria che ami, e tanto... costei che aspetta il risveglio di un labbro, il risveglio di un bacio.
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Preciso che la prima parte è una rilettura in chiave introspettiva e - più che altro - sentimentale dell'Epica che ha per soggetto le Valchirie, e che nulla ho citato (volontariamente) dell'Edda, della Mitologia norrena, dell'Anello dei Nibelunghi, se non i nomi. La presente Poesia non rappresenta Valchirie eroiche ed epiche, ma Valchirie- donne, soggette a un Volere tragico, a un Destino. La seconda parte, invece, è una Ballata (fatta pronunciare dalle Valchirie), in cui tra rammarico, tristezza, gelosia e compiacimento le protagoniste ricordano come solo Brunnilde è destinata ad amare.

L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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Commenti (1)

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Gerione15 marzo 2016

Purtroppo mi sento del tutto inadeguato a commentale un tale vasto e ammirevole lavoro.