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Poesia 17 marzo 2016 · lettura 3 min · 931 letture

XVII Marzo

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Era Notte. La donna al caminetto nella sua stanza stava, accanto al germe appena nato nella calda culla; e la campagna torinese udiva quest’àër primo della Primavera, nel risveglio leggero delle posse della Natura addormentata e mesta. Allor questa fanciulla dopo avèr la cuna dondolato, prese in mano da un cassetto vicino un’ansia lèttera, scritta dal sposo suo, Carabiniere del regio esèrcito, ora nelle sìcule terre insieme alle fulve Furie immani del lìgure guerriero; e anco una volta ella la lesse al cuore. «Confusamente io scrivo tra le estreme nebbie che lentamente qui a svanìr vòlgono e a Primavera, a te fanciulla, amata mia e non mai... mai dimenticata, e mai tradita, lìberi pensieri, e lìbero sognàr. Ascolta... e intendi! Ombre insepolte si aggìrano. Vanno a solcare la terra degli Eroi; e alle marmoree rovine del Tebro addìtano esse i lauri delle pugne, tra le colonne d’oro e i templi argentei, e gli inattesi altari, e i foschi bronzi che chiàmano il silenzio della Morte, ùltimo Fato della Patria invitta. E voi, acque, oh voi onde della fresca Dora e del Monviso, e monti primi e irsuti, lungi dal Tèvere ebbro di gioia arcana, così accogliete lo Spìrito antico di un Pòpolo un dì oppresso e che rinasce, ave! Torino vincitrice. Oh re! Ora al nuovo orizzonte splende l’alba primigenia d’itàlica sembianza, divelte le catene di mille anni, aurora figlia di Arduino di Ivrea, e del suo spettro che vaga errabondo ei proteggendo la sabauda stirpe, sir dell’Italia prima e del Piemonte; e ovunque aleggia il sangue bene sparso del sacro tricolòr natìo e fulgente, per le vie e per le balze e per i campi, fior di Palestro, e onore di Magenta, squillando ei al cimitero insanguinato di Solferino un giorno, ùltima speme dell’ìtalo lignaggio. E va il corteo ad annunziàr l’impresa: Italia è fatta, Italia vive, risorta e festosa per le selvàtiche Alpi e per il mare, e lungo gli Appennini e in fin Sicilia, come Mameli profetizzò un dì, ei il sangue riversando combattendo, co’ un canto nella gola, Anima bàrdica della lìgure Ondina, orba di Doria, e ninfa del Boccanegra, il saggio Doge, e madre dell’Eroe che da una terra all’altra snuda l’acciaro invincìbile. E tu fanciulla che dal smesso fronte leggi questa mia lèttera ridente, te che un dì abbandonai io per queste guerre, io sperando in te fede ritrovàr a’ i profferti tuoi giuri, e che mi piangi forse e mi senti mancare al fianco tuo, ricorda ai figli nostri questo arcano, l’Amòr di Patria: Italia!». Così la donna prese in braccio il bimbo, deposta questa lèttera di Vita. Ei dormiva... e dormiva, lietamente; lo alzò ella verso il volto, e disse allora: «Tu sarai un Italiano!».
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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