Un cane affamato
Salvo Scamporrino
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A sciamar per l’aere fresco,
verso più consono alveare,
men vò con molle andare
ciondolando fiacco fiacco,
quand’ecco che a un tratto
mi si mostra innanzi triste
un randagio can ch’insiste
a ringhiare come un matto.
Ei mi mostra aguzzi denti
ed occhi feroci d’affamato,
mentre io, già paralizzato,
ricerco in tasca nutrimenti.
Per buona sorte tocco duro
un boccon di pane intero:
fra me e me non sembra vero
e incauto lo mostro sicuro.
A quel punto il cagnaccio
s’avvicina alla mia mano,
prima annusa e fa lo strano,
indi si stira com’uno straccio
ai miei piedi lungo in terra,
io mi piego e, pian pianino,
accarezzo il pelo e il panino
gli offro in bocca: lo afferra
e, vorace, tutto lo divora!
Alla gamba poi si struscia,
con tenerezza vi si liscia,
cerca affetto e s’innamora
del mio gesto che fu di paura:
basta poco a mutar violenza
in compassione e benevolenza,
pur se tremo per l’avventura.
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L'autore
Salvo Scamporrino
Nato in terra di Sicilia nel 1960, scrivo solo per passione e per comunicare ciò che sento o percepisco. Ogni idea o sentimento che viene esternato in qualsiasi forma va sempre accettato per quello che è. Criticare e giudicare è soltanto un punto di vista. Con questo spirito bisogna leggere e SCRIVERE.
Commenti (1)
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alias Marina Pacifici18 marzo 2016
Un incontro fortuito durante una passeggiata fra un uomo ed un cagnolino randagio fa nascere questa poesia. All'inizio la diffidenza reciproca di entrambi, poi un gesto di sensibilità dell'uomo fa scaturire l'affetto e la riconoscenza del cane. Una bella pagina che avrebbe anche potuto intitolarsi "L'incontro di due solitudini". Una lettura che ho molto apprezzato.

