Il Suono
Giorgia Spurio
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È da tanto che non suono...
Il piano mi guarda come l’alieno
che si intrufola in una casa,
nel disabitato cortile
delle tempeste e degli uragani.
E salgo scale di legno frantumato,
e i piedi si spengono, e perdo dita
come cenere,
e perdo ali
e braccia
come pioggia
sotto le piume di corvo,
sotto i suoni e le note,
sotto i tuoni e gli spartiti,
lungo i pentagrammi squartati.
Gocce di mercurio e di piombo,
di chiodi che si lanciano
come kamikaze
nel petto
e nel cuore,
dritti nei polmoni
di chi vive di respiri
non propri.
- Hai urlato
dove nessuno ti poteva sentire,
nessuno ti voleva sentire. –
Hai appeso alla corda
tutte le tue congiure
e la tua testa...
Le guance bianche
sorridono tristemente
e non voglio più
al palo
ricordarmi quei tuoi occhi
lì, dipinti dove le pareti
conoscono morti.
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Giorgia Spurio
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