Rapsodia

Il velo della notte che ha soffocato il bene
si è squarciato, sotto il peso di mille rose candide
adagiate sulle ferite che spezzarono il miele.
All’incedere di soffici violini stupiti,
tra le mani di paure che ora non hanno ragione
le viole si schiudono mattutine,
nel friccico primaverile non aspettando il tempo.
E le rondini cantano d’autunno,
ad accompagnare il felice esordio
d’una ballata che canta la gioia d’una vita.
Piccoli sapori tra le labbra che ricordano
il profumo di te sul ventre sudato
colmo di parole che sussurro al cuore.
Mi ricordai d’essere rimedio,
e nella follia d’una speranza nuda
ti vestì di baci in un sogno nascosto.
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L'autore
Merlino
Commenti (1)
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Pagu3 aprile 2016
Tante belle immagini che esaltano l'amore e la tenerezza in un lavoro candido e splendente. La sensibilità del poeta si avverte in ogni singola parola, in quella forza che dipinge l'incontro di due anime che cercano uno spazio nel tempo dove trovarsi per scivolare dentro l'infinito. Una poesia che conquista e affascina.

