Il gufo
Strigido capace
cognome "sforza", farebbe
non l'usa difatti
non è prepotente, il rapace
di scienza propria, con stile
pronto reagisce all'ostile
è, il sangue reale
che gli fa male
passa difatti, al feroce
il burbero, dall'esser solo scontroso
da gatto per topi
a faina di selvaggina
tra due mondi
messaggero caparbio
tra vivi e morti, ove
vede il funesto, ed anche il dissesto
prodigioso portatore di sventure
col passato d'angelo scuro
pel moribondo trapasso preparato
se solo, cantavagli accanto,
sventurato portatore di prodigi
per genti diverse
che, gli si prenderebbe
non solo la mano
ma d'invidia e desiderio
il barometro interno, gli strapperebbe
rilevatore del pericolo
già, da molto lontano
sua eccellenza notturna
rigenera in tenebra, furbetto
conosce saggezza
il malinconico genio, che
del regno animale
è il triste intelletto
la vita, il gufo mi riempie
ma ancora nascosto
mi lascia, il mistero più tosto
perché siamo al mondo?
Mica m'ha ancora risposto!
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