Clochard

Accantonato nella strada
la notte passa tra il cartone,
bagnato dalla rugiada
al nuovo dì è lo straccione.
Nessuno lo conosce
ignota è la sua vita,
arreso s’è alle angosce
per la via smarrita.
Egual a un cencio lurido
nel corpo assai malato
non erge mai un grido,
ignavo beve sconsolato.
Tutte le sue pover cose
dell’esistenza nuda
dentro un sacco pose,
pei ricordi che trasuda.
La sua casa è solo questa
le pareti son di vento
un cappuccio il tetto sulla testa
di giornali l’addormento.
Era uno al par di tanti
che il destino sciagurato
s’è svelato a lui davanti
e un barbone è diventato.
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Commenti (1)
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Giovanni Ghione6 aprile 2016
l'ultima strofa racchiude una storia che ormai troppe persone conoscono direttamente come si può rimediare a questo super disagio sociale forse va ricercato in un difficile adattamento alla vita per molte cause che la società intera non ha affrontato o non ha compreso per quella mancanza di: " farsi prossimo". Onore al poeta che ha sollevato una problematica quotidiana.
