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Riflessioni 9 aprile 2016 · lettura 1 min · 1010 letture

Che uomo sono

Adriana 92 poesie pubblicate
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che uomo sono io se diserto le mie origini e in balia delle tempeste abbandono, chi mi rese vitale se in terra straniera saziato, acclamato non rispetto le usanze e ignoro i loro ideali che uomo sono se i nebulosi dettami d' un papiro ingiallito uso come scudo per i miei spregevoli istinti se alla farfalla, libera e sognante le strappo i colori e le vieto di spiccare il volo che uomo sono?
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Adriana
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Commenti (5)

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fiorellina9 aprile 2016

Descrive bene i sentimenti persi nei meandri della difficile vita

picciro9 aprile 2016

Un monito a rispettare i valori della cultura altrui, segno di civiltà che cancellerebbe i gesti dell'istinto, a voltre crudele decretatore dei destini altrui. Profonda e particolare, un plauso alla poetessa.

Donato Leo11 aprile 2016

Credo che non si debbano mai abbandonare le proprie origini. Spostandosi in paesi stranieri, è giusto avere rispetto per la terra d'accoglienza, ma mai dimenticare il passato. Elogio, per questi versi significativi, alla valida poetessa.

Giacomo Scimonelli10 maggio 2016

Versi melodiosi ed incisivi che toccano e Fanno riflettere il lettore... riflessione profonda e per nulla banale... ho trovato originale il verseggiare un argomento che tocca tutti noi, volendo o non volendo... conservo e segnalo

Claretta Frau19 giugno 2016

Un riflettere importante, che uomo sono, senza quell’identità che mi differenzia e al contempo mi rende unico e speciale? Domande che molti si pongono a fronte di questo periodo socialmente confuso, che sradica e vuole costringere ad accogliere in terreno impoverito radici che trovano difficoltà ad amalgamare e attecchire. Alla fine, “la natura insegna” che laddove c’è scarsità di risorse, il più forte, o prepotente, alla fonte dei suoi bisogni, come la mal’erba farà di tutto per imporsi e prendere il soppravvento.