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Satira 12 aprile 2016 · lettura 1 min · 2109 letture

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Peppe Cassese 2170 poesie pubblicate
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Forse perché seguendo strane diete il ventre insacco e i muscoli fo pieni e le mie vene ricche di diabete non sanno più lottar contro i veleni. E quando invano invoco quella sete che riconosce il troppo e poco il meno in pieno ardor ricolmo la parete che ama satollarsi senza freno. Mangiar mi fai e ogn’or son’io deforme simile a scrofa e il grasso mi risugge lasciando steso a terra un pondo enorme che sconsolato all’aria sua rimugge e mentre a orrenda bestia son conforme il cuore mio di strutto si distrugge.
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In stile foscoliano una satira pungente per chi usa il suo corpo come otre da riempire.

L'autore
Peppe Cassese
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Commenti (2)

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picciro12 aprile 2016

Prendere il corpo, come "otre da riempire" nasconde un mare di verità inconfessabili, seppellendole con il cibo che cura non è, ma placebo senza effetto! Una satira davvero incisiva, contro un male del nostro tempo... bravo il poeta che sapientemente vi pone l'accento!

Angela Schembri13 aprile 2016

Sarcastica satira molto divertente verso chi si tuffa nel cibo, mangiando e bevendo a volontà anche oltre la necessità. Certo che le tentazioni nella cucina italiana non mancano e a volte il cibo è un'attrazione, tanto per staccare dalla realtà e le sue quotidiane problematiche. Le conseguenze le pagano gli organi del nostro corpo, oramai stanchi di segnalarcelo. Così facendo, per non dar peso alla vita, ... diamo peso alla vita ... ed ai fianchi. Bella da leggere ed originale!!!