La sedia
Chi più di me può decantar la morte?
io che ho vista in faccia mille volte,
è sempre li, seduta sulla sedia
in fondo al letto osserva,
non toglie mai le mani da quel letto,
lo tiene come se già fosse suo.
Chiudevo gli occhi solo per dormire
e lei odorava solo il mio respiro,
lento e affannoso che voleva dire
vivere ancora, viver per non morire.
Non sei bella o morte maledetta,
non sfogherai su me la tua vendetta,
combatterò con te questa battaglia
è inutile che resti sempre sveglia.
Ti sei alzata mentre io dormivo,
al mio risveglio eri già lontana,
un angelo bianco mi cambiava
le bende rosso sangue che vestivo.
Tutto era andato bene,
la febbre era passata,
il sole risplendeva nella stanza
e la sedia in fondo al letto.. era sparita.
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Commenti (3)
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Maria Francesca15 settembre 2007
Ho pensato subito alla poesia che avevi precedentemente pubblicata, la tua esperienza tiha segnato, ma ti ha dato questa voce
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Manuela Magi16 settembre 2007
Certo chi meglio di te... infatti mi hai emozionato se penso a come le sei stato vicino.La chiusa è stupenda.
Paolo Ursaia16 settembre 2007
Poesia enorme. Lirica quanto basta, asciutta, dura. E vera.
