Piume nere
You Don’t Know Me
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udii il corvo gracchiare
e il silenzio della valle
mi riempi di sgomento
la voce nel vento
come una lama
perforò l'anima
la sera calò improvvisa
udii il rintocco di una campana
lontana come un lamento
nel buio inaspriva i sensi
brividi di freddo attanagliavano
la gola
poi il nulla indietreggiò tra le ombre
e vidi lei appollaiata
sulle fronde recitare
antiche preghiere
udii il corvo cantare una seconda volta
quando nel cielo scaturi un lampo
e la notte divenne giorno
piume nere volarono tutt'attorno
lei sparì come d'incanto
©
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L'autore
You Don’t Know Me
il certo di me non potrà mai essere rimango nell'incerto * 1° aprile 1958 * you don't know me
Commenti (2)
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picciro19 aprile 2016
I presagi funesti che accomunano la notte e il suo buio con... la morte. Ma l'arrivo del giorna rende sgombro e limpido il cielo, come di un pericolo scampato. Di questo ci parla questa lirica notevole, una bella introspezione a tinte fosche, la cui chiusa apre l'anmo alla speranza. Bella, complimenti!
Claretta Frau19 aprile 2016
Bella poesia. Mi piace quella presenza rassicurante, e la preghiera, che ha il potere di allontanare le ombre intorno e quelle dentro l’animo.


