I sogni degli insonni
Giorgia Spurio
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Pioggia di papaveri e paglia,
sulle tempie del tempo assopito,
tra la noia, di poco apre le ciglia,
dal dipinto che sua moglie,
la megera cieca, la sorte,
gli svela.
Tra tempere, pennellate ed acquerelli,
una bambina di luna la carne,
di luce gli occhi scuri,
di silenzi la voce,
di grano tenero non raccolto
la vita.
La bimba scende le scale,
alla soffitta sale,
ed apre, dove neve è il legno
della porta, e spia,
di poco socchiude,
odora al di là, dove sembrano
fiumi fiorire, dove i colori
si miscelano tra cielo e terra,
dove si sente il vento
portato sul dorso dei dromedari
nel deserto, ed oltre
sulle schiene delle zebre.
E quel vento non oserà attenderla,
la porta complice e muta,
la cicala tra i cespugli chiacchiera,
- ed il vento a passo di valzer -
le prenderà la mano,
sposa bambina,
tra le rose verdi dello stagno,
tra le ossa delle margherite,
tra i polipi delle nuvole,
ed oltre,
dove il gemello del sole
non ha voce, - come lei -
dove il dado ruota
sulla scacchiera, senza
fermare un numero.
L’edera lungo i corridoi
si mostra svelta,
fiera e vanitosa,
regina tra le sue foglie
nasconderà le forti e rampicanti braccia,
lungo il corpo della bimba
sarà il suo abito,
lungo le caviglie la cingerà
prigioniera degli specchi
e delle stoltezze.
Ed il sogno sarà acquario
per pesci che sognano l’oceano.
Ma ancora la bimba sale,
scende le scale,
e la porta bianca
ha ora la nera cenere,
legno e pece,
correrà svelta
al di qua,
lungo la stessa via
che avrà altro nome - fuga -
ed oltre,
dove le stelle ululano
e gli anziani dormono stretti,
ed oltre
dove il vento non smetterà
mai di cercarla
tra i valzer delle notti
degli insonni.
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Giorgia Spurio
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