Nel braccio della morte
Bianche e nere
righe di luce ed ombre
prima che sul pavimento
segnano il cuore
pettino i radi capelli
una volta folti e ribelli
oggi l'anima non tesse più sfide
e il volto è solcato dalla sconfitta.
Avevo cercato di gridare
quanto valesse la vita
e nel muto urlo del sangue
l'ho tolta a un fratello
Da allora attendo
che uomini forti del loro sentire comune
fermino la mia debolezza
con veleni speciali
ben prima del curaro mi uccide
quel loro guardarmi con duro disprezzo
lo so, le mie mani non hanno tremato
quando nel petto di quell'uomo
ho affondato il coltello
ma ero accecato dalla sete d'amare
ora mentre l'ago nelle mie vene riversa dolore
sul loro viso non vedo tremore
negli occhi che sembrano pietre
vedo solo un orrida quiete.
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Commenti (3)
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M
Marina Como16 settembre 2007
una poesia di denuncia sociale, contro la pena di morte... chi sono gli assassini? molto ben narrata in un linguaggio descrittivo ridotto al minimo, ma che riesce a dare il massimo dell'introspezione nella immedesimazione.
B
Bruno16 settembre 2007
ricevi anche da me i, veramente bella e scritta bene.
M
Michele Serri16 settembre 2007
Una bella immedesimazione nel dramma di ”carnefice e vittima” di un condannato... sensibile e controcorrente in momenti di facile giustizialismo come gli attuali..sento molto intensa l'immagine della freddezza degli esecutori...