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Riflessioni 27 aprile 2016 · lettura 1 min · 1675 letture

Penelope aspetterà ancora

Merlino 125 poesie pubblicate
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Seduto sulla terra inzuppata d’uomo sotto i cipressi e gli sguardi eterni la mia amata da lontano rumoreggia, sono a casa tra la mia stirpe. Il profumo di vento che riconosco come braccia forti d’una madre mi culla nel desiderio del ritorno, il natio suolo è ancora lontano. La matrigna che mi tiene rapito reclama il perenne riscatto di sangue per raccattare la vile pecunia del secolo ch’avvolge il grano e i fiori in catene. Oh potessi finire il mio tempo tra le cupole rosse e l'umore salino, essere avvolto dalla Kasba dei neri, dagli ori normanni e la grotta che lacrima. -l’olezzo di fritto tra i vicoli beceri potrebbe bastarmi-
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le radici reclamano la terra che le allattò benigna

L'autore
Merlino
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Commenti (3)

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Pagu28 aprile 2016

Una ricerca intensa delle proprie radici, dell'amore per tutto ciò che è passato ma che rimane nel cuore e nei sogni di ogni giorno. Il poeta ci regala un'opera che accende la memoria e i ricordi, perché nel nostro vivere ci sono e ci saranno sempre momenti indimenticabili che reclamano il loro spazio. Uno stile sempre elegante e coinvolgente. Ottimo.

Paola Riccio28 aprile 2016

Per chi come me vive lontano dal loco natio ecco sì, i vicoli beceri mancano, gli schiamazzi, il sole del sud, il cielo del sud con le nuvole che sembrano disegnate. Questa lirica è stupenda e il suo autore sempre più

piera tola28 aprile 2016

Come nel grembo materno... culla natia reclama ed attende il figlio rapito. L'uomo che varca i sogni di conquista e poi ritorna sui suoi passi... le origini. Il desiderio di andare dove porta il cuore, per molti quel "se potessi finire il mio tempo" ...sarebbe lì, a suggere ancora dalle radici dove i primi battiti affermarono la vita.