Al vento e alla sua tempesta 1

Vorrei tanto, piantare le mie rose nel deserto.
E desiderare che germoglino la notte, quando è piena luna.
Una silenziosa bellezza si libererebbe nelle ore notturne.
E forse, tu le vedresti, anche se sei lontana.
E forse mi vorresti ancora bene.
Le annaffierei per te, per non farti morire dentro,
le annaffierei al mattino, quando anche l’aria è pura.
E forse tu mi vorresti bene anche per questo,
o per qualcosa che ancora ignoro e ignorerò per sempre.
Ma il deserto, qui è come un lupo affamato, come una voragine di luce bianca.
E so già fin d’adesso che si nutrirà di me, di tutto quello che so dare.
Una solitudine mi attende, un’isola lontana.
Ma non dimentico i giorni, quelli che tu sai.
Li porterò con me, come un segreto del cuore.
Come una di quelle cose che ti resta da vita in vita,
quelle strane abitudini che non sai spiegare.
Un’arancia la sera, prima di dormire.
Un pensiero fragile da custodire, da trattenere, quando soffia forte il vento.
Perché tu sopravvivi e lo farai sempre,
tu sei una roccia antica alta e solitaria.
Io ti guardo da lontano e dentro di me il sangue non comprende,
si agita e non sa come.
Un pensiero fragile sei, un odore soave di cose buone, quotidiane.
Belle da vedere, difficili da capire.
Ti porterò con me in un’altra vita, farò di te pioggia che spariglia...
Un evento antico che si ripete e che ritorna al suo luogo vero.
Al suo vento, e alla sua tempesta.
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Commenti (1)
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Umberto De Vita30 aprile 2016
Una magnifica riflessione che il poeta invoca al suo amore forse lontano. Ho apprezzato molto questi versi suadenti ed eleganti dedicati all'amata. Mi complimento sinceramente.
