Partire

Passa su di me, l'ombra di un gabbiano
sorpreso da un respiro, da un sonno
uno spavento
- L'inverno delle sabbie, a noi vicine, dilaga, oltre le verdi cime -
Vento d'estate, che a me somigli
un giorno, ci stancheremo di tutto
e abbracceremo il mare,
con un canto di morte sulle ali,
ci porteremo l'alba, vicino al cuore.
Il nostro viaggio, senza monete
di una candida neve, ora si spoglia, si fa amare.
Nelle acque dei giorni a venire, una stella
persa nel suo abisso,
dove l'anima attende se stessa,
senza sapere dove, ne quando
un altro giorno
muore.
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Commenti (1)
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Anna Maria Scamarda3 maggio 2016
Una lirica che si fa assaporare per la struggente dolcezza e la profondità riflessiva; che culmina nell'avvolgente chiusa in cui "l'anima attende se stessa, senza sapere dove, né quando un altro giorno muore". Tanto commossa... Complimenti. Fiocco e segnalo.
