Carezza d'autunno
alias Marina Pacifici
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E chissà Tu dove sarai,
verso quale punto d'orizzonte
o respiro d'indaco
lo sguardo malinconico,
specchio del mio, volgerai.
Da quando te ne andasti
sono rimasta col cuore assiderato
nel nulla quotidiano
dispersa nella feroce morsa dei ghiacciai.
E chissà se ti ritroverò un giorno
in un digradare festoso di colline
nel radioso incanto di rinascita
di un uliveto senza fine.
Mi basterà incrociare lo sguardo che Tu solo sai,
un sorriso,
quell'abbraccio che all'ombra dei ricordi
non mi abbandona mai,
l'andante del tuo passo quieto e sereno.
Ora che ogni istante
dall'amaro calice di memoria
bevo l'ennesima goccia di veleno
e mi spengo giorno dopo giorno.
Ora che mi sento fragile e sperduta
come una bambina
nella selva di tenebra del dolore
brancolando verso le ombre evanescenti
di un tramontato ritorno.
Ora che tutto il mio essere,
falena notturna,
insegue per sopravvivere
la luce tremula dei ricordi,
barlume d'amore.
Ora che la pioggia
come in quell'alba
sulla mia solitudine
cade mesta e piano.
Adesso che cerco
come allora,
padre mio,
la perduta carezza d'autunno della tua mano.
©
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