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Riflessioni 14 maggio 2016 · lettura 1 min · 2456 letture

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Antonella Scamarda 275 poesie pubblicate
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Mi sfilo gli orecchi e ascolto non avrà fine un silenzio teso tutto per me perfino il vento, più che all’invito delle rondini pare volere scendere sulle trame di questa pelle che stendo. Mi sfilo gli occhi e non vedo mentre gira, turbando la nudità del mio cuore fatto d’acqua gelida e parole. Mi sfilo i sogni e li perdo come gocce asciugate dalla sete del sole e mi sento una radura di sterpi appesa agli spuntoni scheggiati d’un ermo. Mi sfilo i piedi. Mi fermo.
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Commenti (3)

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Turan14 maggio 2016

non è facile interpretare un tema così ambiguo, ma se esso deve esprimere uno stato d'animo, l'autore lo ha fatto al meglio, dando un immagine poetica dei propri pensieri profonda e significativa... emozioni intense che lasciano un segno.

Giorgia Spurio15 maggio 2016

stupenda. ha un pudore nascosto. ha una timidezza inusuale, ha delicatezza e ha potenza. le orecchie tolte per ascoltare un silenzio infinito, il vento non ha parole e accarezza "la pelle" che "si sfila" come un vestito e viene stesa. spogliarci nudi. la vergogna di un reato che ci soffoca, di un reato di cui siamo vittime. poi tocca a un'altra parte del corpo, gli occhi per non vedere, e un'altra nudità quella interiore, quella del cuore reso gelido. anche i sogni, avranno il loro turno per esser tolti e stesi, sono come lacrime, come pioggia poi asciugata "dalla sete del sole" (bella immagine). ma infine eccolo il sentimento che racchiude i perché "mi sento come una radura di sterpi appesa agli spuntoni". è una poesia veramente intensa.

Taoco Glotami21 maggio 2016

veramente una bella poesia, soprattutto un uso corretto della metrica, andare a capo e dare un senso al verso è una cosa che molti non considerano rendendo il loro scritto un noioso monologo, le più volte senza senso.