Gocce su di un filo
Giorgia Spurio
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- E le camicie sono bianche.
Al bucato stendo il mio cuore . –
Voci dalle montagne,
dalla neve che ha tracce
di guerra e di fame.
- E gli alberi appaiono finti,
fantocci per ricordare
i mariti soldati. –
Voci dai cortili,
bambini con i fucili.
- E stendo gli occhi
al filo per chiudere
le palpebre, per guardare
dove i bambini non si sentono più,
per tenere lontane
le lacrime. –
E il bucato mi ricorda
di te, padre
di colui che scalcia
nel mio ventre,
colui che chissà
cosa conoscerà
di te, padre.
- E stendo lettere d’inchiostro sbiadito
e stendo le foto in bianco e nero
e lavo via il mio sudore
dalle lenzuola che, fredde,
mi avvolgono ogni notte
e mi soffocano i sogni
e si divertono a plasmarsi,
davanti ai miei occhi
come perfidi dèi romani,
e prendono il tuo corpo
e afferrano la mia bocca...
Lavo via le lacrime. -
E stendo i capelli tagliati
al filo spinato.
E stendo ricordi stropicciati
dove i cacciatori non possano arrivare.
Dal bucato dove la lavanda
inebria il silenzio
le fotografie ricordano del bimbo
che ho conosciuto,
fotogramma di una lapide
e delle madri
che si chinano alla terra.
E in silenzio...
Tra la biancheria
e il sapone, e il suo profumo,
gocce su di un filo fino
di corda e cotone...
Stendo le lacrime.
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Giorgia Spurio
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