D’un tratto a primavera
L’aria limpida e dolce
freme sui giovani rami e la terra
ancor più freme nel dolce risveglio;
così d’ indefinibile fervore
gli occhi riempie e ruba alla pioggia il canto.
E resto qui a guardarla primavera,
che torna - e non so più per quanto -
sapendo che dovrò lasciarlo andare
quel tempo
che ancor rimane
senza pensare.
Si spengono le forze a poco a poco,
come sorrisi che sfiammano leggeri
tra le rughe al margine del labbro,
e fioco s’agita nel petto
un antico languore -
e per una volta, una volta ancora
vorrei le mani avvinte,
gli occhi innamorati,
com’era a primavera.
L’aria grigia e trasparente tra i rami,
da gocce lucenti infiammata,
scende giù a sera insieme all’aspro
indefinibile timore
che prende quand’è l’ora del tramonto
e non è ancora il tempo per andare.
Così m‘accorgo d’una vita spesa -
distrattamente - tra dolore e fretta
e tornano alla porta troppi sogni
persi in cassetti chiusi.
Non torneranno fiori sui ciliegi
per molto ancora
sul capo imbiancato e stanco
né rondini festose – eppure –
eppur dentro un brivido
di vita
bussa prepotente - d’un tratto
a primavera.
©
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L'autore
Franca Canfora
Difficile parlare di me, dirvi chi sono con poche parole. Franca in fondo è solo una semplice sognatrice, per la quale la poesia è passione, voglia di raccontare emozioni, gioie, dolori, ma anche cura dell’anima. Per questo lascio aperta la porta del cuore, lasciando che a parlare sia proprio lui, il centro del mio mon
Commenti (1)
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G
Gabriella Cantoni24 maggio 2016
Una meraviglia questi versi che rendono ogni emozione, perfettamente, a chi li gusta! La chiusa, io trovo che sia l'immagine lirica per eccellenza. Un opera da tener da conto... me la sento addosso come un abito di grande sartoria