La piccola Favour
Giorgia Spurio
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Mamma, e ora
che ricordo il mare e le ustioni.
Mi dimenticherò di te, mamma,
che mi abbracciavi per le lacrime del mare.
Mamma, ma io ora
come faccio senza di te.
Non so dare ancora voce alle parole,
non so camminare...
Ma conoscevo delle tue dita
le piaghe e la pelle,
riconoscevo del tuo respiro
il calore che trattenevi
e non piangevi.
Mamma, il mare
fra tante spose
a te il velo
di una pioggia
che si incastrerà
tra i miei occhi
e le reti di offuscati ricordi,
proprio te,
ha voluto di questo dono
fare dolore e onore,
fra tante spose,
a te, ti ha preso
stretta lungo il grembo
e lungo l’addome
dove giaceva mio fratello.
Mamma, io piangerò...
Io ti cercherò...
Dibatterò i piedi,
agiterò gambe e braccia,
gonfierò le guance.
E loro mi abbracceranno,
e loro mi baceranno,
e loro asciugheranno le mie lacrime...
Ma il mio strazio
e lo potrò solo con le urla,
camuffarlo in un capriccio,
incappucciarlo con una smorfia,
nasconderlo tra i denti...
Ma il mio strazio
Come gomma bruciata dalla benzina
Come stella infuocata in un mattino che non ha sole
Come la luna che si cosparge di veleno
Come il mare che ti ha portato via,
via da me, mamma.
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Giorgia Spurio
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