L'ultima capinera
alias Marina Pacifici
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Da quell'alba di pioggia
non ho più pianto.
Le mie lacrime di allora
erano carezze di rugiada
per le rose con cui ti ho salutato
all'ombra del rimpianto.
Finita la sinfonia, taceva il primo violino.
Sorse l'aurora, ma non il mattino.
Non ti avrei più avuto accanto.
Ti dirò del maggio in fiore
che declina nell'agreste festa di colori, piano
e già giugno s'approssima.
Sono rimasta io soltanto
a ricordare
nell'ora in cui il faro della memoria
torna la mia anima naufraga ad illuminare.
Già la sera è al mio fianco
ed il silenzio della dimora
è scandito dal fruscìo d'inchiostro sul foglio bianco
della mia mano.
Finalmente ti confesserò l'Amore,
un tempo lo leggevi nella dolcezza bambina del mio sguardo,
che mi ha unita a te per una vita intera,
padre,
e come vedi non mi lascia ancora...
Adesso ho trovato le parole,
mio orfico interlocutore,
e tu mi ascolti da lontano.
Mentre adorno il tuo riposo di ricordi e viole
non trema più come quel giorno la mia mano.
E colgo il primo raggio di sole,
col sorriso di te nel cuore,
ora che canto in solitudine
ultima capinera
all'aurora.
©
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L'autore
alias Marina Pacifici
Commenti (1)
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e
emiliapoesie3928 maggio 2016
la tua mano non trema più, ma trema la mia voce partecipe di tanto amore espresso egregiamente in questa dolce lirica... il mio elogio...
