Ladro di storie
Quell'uomo sapeva di mare
la terra reggeva il suo peso
e il dire mesta euforia;
il viso segnato dal tempo
e mani sfinite dal freddo,
salsedine e reti stremate
-vento e sole infuocato
pioggia in sabbia bagnata
e mare compagno del giorno-
Lo tenevano in vita le storie,
avventure che di notte sognava, persuaso
d'averle vissute, al risveglio.
La sera a lavoro finito
tra un bianco di troppo
e uno sguardo avvilito,
su una sedia di paglia
tra i tavoli in festa,
raccontava il frutto
di un arcano segreto.
A volte piangeva nel narrare del libro
di friabili pagine, come neve al mattino,
di intrecci amorosi e di strani destini
e la gente ascoltava, leggeva le labbra
di quel povero vecchio con le rughe sul volto
e corto il respiro:
- gli sedevano accanto i suoi personaggi
mentre tesseva le trame vissute
dipanandone i fili
"se c'è altro vino continuo" diceva
e la gente incalzava l'epilogo
e fremeva e rideva e aspettava
il momento, come ostia in cielo la luna,
che magico il sogno rendeva
di mare in tempesta ed amori.
E tra i tavoli in festa,
su una sedia di paglia, poi
pensava alla notte, il vecchio,
e al plasmare d'altri sogni.
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