L’intreccio di un dubbio di cristallo
Giorgia Spurio
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Come le dita i figli, piccoli
secoli tra il sale e le mani.
E la pioggia, quella
che una volta cadde
sui cipressi e sui piedi,
sui capelli e sul freddo,
sulla stagione delle madonne adorate.
Ed è un’ombra flebile,
nera e grigia,
è un bambino
con il cappotto scuro,
con l’ombrello che non si chiude,
con un cagnolino nero.
E sono le spalle di un’ombra
senza volto e senza voce,
che la pioggia ci fa rincorrere
tra i tuoni e la grandine
di un’estate che ama i capricci.
Acqua e pensieri lungo i canali,
tra le speranze portate sotto i ponti,
tra le onde e i minuscoli sassi,
sradicati i corpi degli alberi
dove si arrampicavano i sogni
come scoiattoli, in fuga dai temporali
e dai fulmini, la rabbia e la paura,
i soffocati baci di un affanno...
- Dov’è il bambino?
Tra le acque portato via dalla corrente? -
Nitido silenzio
di cotone e fiore
dove luce spenta
è nuvola partorita,
goccia dal cristallo
del cielo...
Ed è un bambino
che cammina dritto
e non si volta mai.
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Giorgia Spurio
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