Oltre
Giovanni Perri
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affondare le mani, dici, fino ai gomiti: per esaurire il senso effimero dell'esistenza
e stare in grazia di tutti gli accidenti da sé soli, a rotolarsi l'animo di mille meraviglie;
ché non t'importa un dio dentro la pioggia, non un motivo che divini un frutto
una pozzanghera per trasumanar:
morire, dici, con maggior dignità, senza preghiera.
Eppure sento una disposizione affatto effimera alla vita:
che il senso della vita sia la vita stessa
nel miracolo d'un sole che scompare:
e mi domando la forma dei cieli
e il nome di una stella per dividermi
e mi domando ancora cosa tocco, se tocco:
cosa mi arriva ai gomiti del fango
dove lo perdo il sole che declina?
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L'autore
Giovanni Perri
Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia
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