Il castello di Montorio
Vecchio un gigante custode di tombe
si raggrinzisce curvo al solar strale
e si strugge di pianto egro e pluviale:
sotto le piante un castello soccombe.
Non squillo fiero e guerresco di trombe
desta e comanda con fare imperiale,
solo sommesso da un nido ospitale
nella torre un tubare di colombe.
Si odono attorno a quei bastioni anziani
migliaia di risate di fanciulli,
famiglie alleviate da trastulli.
Nelle ruine al brunire ardon lontani
adolescenti tra carezze e baci
come sotto la cenere le braci.
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Commenti (1)
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carla vercelli12 giugno 2016
Molto bello questo sonetto dedicato al castello di Montorio Veronese, semi abbandonato o più che altro non più in auge, come era naturalmente ai tempi della sua costruzione. Non è facile dedicare versi a luoghi che ci hanno affascinato e ricreare sia lo spirito del posto, sia le emozioni che abbiamo provato visitandoli. Mi pare invece che il poeta qui ci sia riuscito benissimo! Molto piaciuta ed apprezzata!
