Sul "pari" di Pascal
Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'
Commenti (3)
Un viaggio interiore intriso da richiami filosofici a dare significato a tutto ciò che ruota intorno alla vita. Un elogio.
...In effetti, vale e varrà sempre: "Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo?"...Forse sono cinicamente più furbi i nostri "fratelli musulmani" che hanno inventato il Paradiso con le 70 femmine ad attenderli...; però l'atroce dubbio che attanaglia noi cristiani è affascinante... chissà a quanto la danno gli scommettitori inglesi questa scommessa...; . ps.: Fratelli è accezione generale, in questo caso, non riferita, ovviamente, al noto gruppo terroristico...(Sigh!)
"ad argomentare il Niente" ci hanno pensato molti filosofi contemporanei e successivi a Pascal con conseguenze non dirette, ma deleterie sulla vita morale e sociale delle persone. Ma si sa che la filosofia si serve, oltre che di argomentazioni, anche di provocazioni, come voleva essere proprio la celebre "scommessa" di Pascal. Essendo già molto drammatica l'esistenza terrena, se per il credente l'incontro con la morte sarà più drammatico che per l'ateo, non ci si dovrebbe stupire più di tanto, rispondendo a Sergio Quinzio, citato in nota. La poesia mi è piaciuta veramente tanto, facendo soffermare su molteplici aspetti e riflessioni.

