Tendono radici
Tendono radici aeree
siffatti versi,
tessono purpuree lettere
di poeti ossianici o astruse.
Rimano misteriosi gorgheggi
e altre liriche affettate:
sulla gelosia del cielo
che veste di un manto nero
per oscurare l’amplesso
sulla casta schiuma del mare.
Mancano i rondoni nell’aria
che ascoltano l’acqua cadere
sotto tegole di piombo fuso
Galleggiano sui rigagnoli dei viali
le rane affogate, che inseguono,
facili libellule con le ali bagnate,
dentro un vicolo chiuso.
Sul mio tavolo sostano pigramente
libri di poesia che non leggo più.
Dissanguano le copertine
dai titoli onirici,
come papaveri rossi cresciuti
fra i marmorei fianchi
d’una venere decollata
che sprizza, dai seni, ceneri rosse
del suo fiore martirizzato,
per inseminare una nuova via lattea
dell’amore.
©
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