L'ovunque

Venni scalzo, alla mia voce
dalle sue pareti, i segni e i punti indefiniti
di quale madre, io fui figlio?
Di quale urlo, o dolore disperato?
Un corpo nudo, mi disperde
e mi abbandona al vento.
Odo le cicale, nell'estate breve di una gioia
hanno un sussulto di carne viva
un legame ignoto
l'invisibile di te, in me
l'ovunque, che m'imprigiona.
.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!