Dove non c'è un regno di ghiaccio
Giorgia Spurio
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Quanta neve è caduta
nella culla delle verità,
tenute celate a chiave in un carillon
che non ha musica con gli ingranaggi di ruggine,
nel ventre materno delle allodole.
Grembo gonfio di ghiaccio
e di sangue di bambino...
Sulla pelle è già nato
con la cicatrice bianca
dell’inverno.
Quanta neve ho voluto
sui miei occhi
stesso colore delle pupille sputate
dalle scimmie di pietra
che tengono vacillante l’universo.
E ti ho visto crescere
come il figlio che non ho partorito,
sulla pelle eri già nato
con il sorriso
che non era mio.
Quanta neve
nella mia culla vuota...
Quanta neve
sulle tue spezzate dita
morse dal vento.
E io mi sento stringere
dalle mie stesse mani
il soffocato orgoglio
di una regina fatta di marzapane,
dominatrice di un bosco che dorme,
dittatrice di fantocci,
comandante di un’isola dove grandina,
colonnello del mio esercito di bambole,
silenziosa vedova delle ombre,
ingenua bambina morta tra le mie braccia...
- Unica consolazione in un pianeta di rimpianti
le lacrime dei varani dimenticati,
custodi del mio tempio
dove lingua bacia le mie candele,
custodi della mia catacomba
dove l’artiglio accarezza l’oblio. –
Quanta neve
ancora cadrà
tra la donna che si invecchia
tra le mura di un castello di ferro
fatto di terra e di urla
e il suo bambino,
guerriero delle piogge
che proteggono i rami al melo
e che difendono le tane
dal letargo dell’eterno.
E abbraccerò la neve
e la mangerò...
e gonfio il ventre
ti abbraccerò.
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Giorgia Spurio
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