Portale
Di segreti perduti nel tempo
sono stata l'eterna custode,
stagliandomi erta tra il biancume dei muri
e le strade sconnesse contorte al passare.
Dei baci rubati dei giovani amanti
io sono stata l'eterna guardiana,
e ho riso alle grida delle corse avventate
e ai giochi dei cuccioli che chiamate fanciulli.
E ho ospitato casate di passeri inquieti
e i nidi ho protetto tra il legno e i battenti,
e ho seguito in silenzio l'incedere muto
di grassi sarmenti e pastori erranti.
E ho visto la gente ornarmi alla morte
e varcar la mia soglia in casse di olmo,
e ho visto facchini ornarmi alla vita
con fiori e nastrini di seta e d'argento.
Ma son solo un portale di legno e granito
e il tempo ha lasciato il mio viso scrostato,
non muovo i miei passi ma guardo in silenzio
la gente che passa e che non posso aiutare:
come un giorno in cui un uomo si stese supino,
ma le mie radici l'accolsero invano,
un ago nel braccio, un boia silente,
spirò nel silenzio, dimenticato.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!