Specchi concavi e vetri in frammenti

Ripercorrevo quel tempo,
dentro di me,
tentavo di riconoscermi Giano bifronte,
davanti a specchi concavi
che mi rimandavano soltanto
il rumore sordo di vetri in frantumi.
Era sospeso quel tempo!
Quando il pettirosso cinguettava
posato sui pluviali di terracotta
durante giorni di pioggia.
Basta un movimento inconsueto
per distruggere anfore,
rimandando in cocci vestigia immortali.
Ricordo te ancora!
Seduta davanti allo specchio lo interrogavi
chiedendogli se fossi ancora
la più bella del reame.
La bellezza sfiorisce in metamorfosi di rughe
ma mantiene il disincanto
e i lineamenti antichi della forma
che rendono dignità e luce.
Ripensavo a quel tempo,
che tatuava ferite sul mio petto,
quel ricordo senza rimpianto
o forse quel rimpianto senza ricordo.
Quando il geco immobile sapeva
custodire la mia casa nel silenzio,
quando ancora riuscivo
a misurare l'intensità della mia rincorsa,
della morte, della rinascita.
Non occorrono specchi davanti ai quali
riconoscersi,
la mia vita e'questa, il mio modo d'amare
nasce e muore prima di vivere,
in un trasmigrazione ancestrale
che diffonde la mia essenza.
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L'autore
Eolo
Commenti (2)
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Antonella Garzonio25 giugno 2016
Fra immagini che vengono dal passato il poeta si interroga sull'amore, sull'importanza di viverlo al di là dell'effimera forma. amore riflesso da specchi concavi che nascondono essenze ancestrali. un lavoro che affascina complimenti!
carla composto25 giugno 2016
non occorre l'immagine di uno specchio per potersi riconoscere solo la nostra mente ricorda... il tempo passsa e tutto cambia la bellezza si trasforma anche per chi si é amato... ripercorrere tempi lontani dove potersi riflettere in specchi concavi... opera molto apprezzata elogio e stima


