Per sentire che va bene
Giovanni Perri
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da quassù nessuna malerba: neanche un piccolo rumore, si sta bene. Neanche sembra che esistano le cose.
Mi avevi detto: -aspetta l'aurora, e vedrai ogni piccola luce tremare.
Se fosse tutto un piano scriverei un frammento di fuga, però non alzerei la polvere.
Capisci, bisogna sistemare i piedi, sempre, nella vita, scendere piano le scale, entrare nello scatto giusto: tremarci dentro almeno per un poco, ed io comprendo ogni piccolo umore; ogni piccolo nodo di luce e stacco con cura ogni parola:
-e poi la voce, deve avere il profumo della terra impastata col vino, mi dici:
-uno deve raccogliersi, mettere a fuoco, scendere,
abitarsi con cura:
-per sentire che va bene, devi vedere che tutto si tiene.
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L'autore
Giovanni Perri
Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia
Commenti (1)
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Antonio D’Auria29 giugno 2016
C’è una guida che va oltre la propria consapevolezza del voler essere felici. E’ la voce del compagno, del coniuge, dell’amico. Appare sullo sfondo di queste parole scavate in un impasto di certezze interiori e condivisioni. Di sopravvivenze.

