Bébert
Bébert, tu ne hai vissute di avventure
nei quindici anni insieme al tuo padrone,
od al tuo amico, meglio, ché padroni
i gatti no, non hanno come i cani!
Tu, gatto parigino intraprendente,
fosti prima adottato da un attore,
e poi, fino alla morte, da Céline,
da quel cinico medico scrittore.
Con lui vagabondasti per l’Europa,
sotto le bombe, sul tedesco suolo,
e poi finisti dentro una prigione
danese, col tuo amato protettore.
E, ritornato in Francia, non lasciasti
l’imbarazzante, eccentrico compagno,
e destinasti a lui quel muto affetto
che solamente tu potevi dargli.
I gatti non capiscono la guerra,
e forse per eventi naturali
tu scambiavi, Bébert, bombardamenti
e stranezze di quel letale gioco.
Nella mente di un gatto alcun colore
politico non veste umanità,
e nell’accarezzarti dubitava
Céline degli odi che lo possedevano:
filosofo, hai insegnato a quel Maestro
di milioni e milioni di parole
che comprendere il senso della vita
è tacere, davanti al suo mistero
(ed in cambio tu un nome hai ricevuto,
Bébert, rimasto inciso sulla carta,
privilegio del quale tanti altri
gatti d’artisti non hanno goduto) .
©
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L'autore
Antonio Terracciano
Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'
Commenti (1)
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romeo cantoni26 giugno 2016
...Carissimo Antonio, non conoscevo Bébert perché non ho mai letto Céline, ma mi è diventato subito simpatico... Mi sono ripromesso di andare a cercare Rigodon per colmare questa lacuna...; alla prossima.