Sodoma e gomorra

Che un poeta,
io sia nella mente mia.
In confusione, mi piaceva
del mondo decantar le lodi.
Ma qualcosa non tornava,
cambio la vita, e porca loia,
per l'agente che si lagnava,
ogni cosa, mi venne a noia.
Dove sono i tempi beati
e non viver più di gioia
per un mondo di dannati.
Come fanno certi poeti
d'onore e lumi,
vagliare usanze e costumi,
e pensar con pacata forgia,
di scriver versi e volumi,
se mondo non fosse orgia,
è come bere dalla borra
siamo Sodoma e Gomorra
dove l'umano, e specie taluni,
con perfetto distinto stilo,
non menzionar bestie immuni,
non parlar di chi s'accompagna,
con bimba e poi s'ammoglia.
Come fosse colei cagna
da far morir di stenti e doglia.
Quella bestia la qual io grido,
furbo e sazio di baldanza
e per cervello usar la panza,
non lascia intraveder peccato,
additar, quel giudice non rido,
per cavillo infame l'ha scagionato.
Al castigo eterno mai ho creduto
convinto il marcio va abbattuto
prima che la sua malata mente
sia esso inferno per altra gente.
Recisa sia la testa di quel bruto
e poter salvar chi è innocente.
©
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