Nemmeno le ciliegie possono dare significato all'anima
Non ricordo chi sono,
quanto ho dormito,
se l'universo era nel mio sguardo.
Ho lasciato entrare i poveri
nel mio giardino dei ciliegi
perché potessero cibarsene,
vino d'annata ho offerto loro,
olio novello da spalmare su fette di pane
fragrante appena uscito dal forno.
Ho messo nelle loro mani i sassolini
d'ossidiana per dare loro fortuna
ed esorcizzare lo spettro della miseria.
Checov mi racconta del giardino,
risonante di memoria e dai sussurri
delle tre sorelle russe.
Tutto sembra irreale oltre il niente,
mi ritrovo a raccontarmi nuovi sogni
senza sguardi.
Ho lasciato che i poveri sedessero davanti al fuoco,
perché ristorassero le loro membra,
liberate dalla morsa del gelo,
ho dato loro i letti della serenità
e il tempo delle meridiane,
clessidre antiche per misurare
il nuovo tempo senza sofferenza.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Eolo
Commenti (2)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Antonella Garzonio2 luglio 2016
Immagini quasi oniriche, luci ed ombre di un passato che ritorna. Solo in noi stessi troveremo la chiave per sconfiggere le nostre paure.
carla composto3 luglio 2016
ultimo lavoro credo del grande Checov... una casa ed un giardino ricco di memoria di ricordi di emozioni positive negative... tutto gira in questa casa ... che bravo il poeta a mettere su binari paralleli alcune sue emozioni (credo) e quelle degli appartenenti alla famiglia che abitava la casa tre sorella ed altri... non ricordo bene... Una casa che stanno perdendo, messa all'asta... complimenti all'autore anche per la chiusa che in parte svela la decisione... il mio eogio questo mi è arrivato mi perdoni il poeta se sono andata oltre


