Senza titolo
Non avrei creduto
di riprendere così
la penna nella mano
e ricavarne dolorosi segni.
Non immaginavo, eppure
scorgo innanzi a me figure
opprimenti e cupe,
che m’impediscono il respiro,
grumi di pulviscolo acre.
Forse trasfigurano il dolore
che mi ricopre il cuore,
il germe di un’ansia ancestrale
ereditata del buio,
il senso sinistro della paura
che ci accompagna muta,
il rumore sordo della mascella
che si serra in difesa.
Sono stato latore di sentenza
al padre mio che mi guardava,
con sguardo interrogante
che mi penetrava.
Volevo parlare e tacere,
sorridere e urlare
esprimere e dissimulare.
Ma intanto il lago
d’un silenzio greve
ci aveva ghiacciati.
E nei suoi occhi velati
che fendevano fuori
non vidi tormenti:
una spessa caligine
ci negava il chiarore.
©
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