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Giovanni Perri
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queste consolazioni: apprendere, colmare, smuovere: le foglie d'erba i prodigi della lingua: andare senza andare:
sapessi intendere
in quali nodi scampa la malinconia;
per quali solitudini le nuvole posano
e quali sculture il sonno indovina, ora che ho più di un sonno da scrivere.
Faccio il cappello di paglia sotto il pino, ecco: e il nonno piccolo, la palla svolata; e tratto l'opera del mondo. Per ogni porto un dito per ogni pioggia un rito da cantare.
E' questo camminare la mia consolazione: errare d'ore numinose, grate:
guardare sottosopra l'erba che cresce alle mani
stare di casa ovunque una parola stacchi il vivo pulsare ritratto d'una voce rara, sentirla nel corpo frugare, ogni possibile idioma pelle a pelle fino al polline vago: fino alla pietra ultima del sangue: minuzia dell'aria: scoperta ogni bellezza, poi:
tenere in mente il meno possibile le mie immaginazioni.
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L'autore
Giovanni Perri
Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia
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