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Introspezione 22 luglio 2016 · lettura 3 min · 1244 letture

Voglia di vivere e paura di morire

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sergio garbellini 2777 poesie pubblicate
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Sento dentro una voglia di vivere che mi penetra intensa nell’anima e m’invita a scoprire nell’intimo il perché d’una brama famelica che per oltre ottant’anni di brividi m’ha donato un passato malefico e veloce è volato nell’orbita senza bere un bicchiere di nettare. Sarà forse il timore di piangere per la vita perduta nell’etere, un rimpianto che brucia spasmodico nel mio cuore che soffre e che lacrima. Vedo il tempo rimasto ch’è misero e m’assale il timore del panico, è l’angoscia che giudica il prossimo più vicino alla fase spregevole. Son vissuto in un mondo diabolico che m’ha reso infelice e scorbutico, col carattere strano, mutevole, senza avere un amore gradevole. Ora il tempo che resta è minuscolo, se ci penso mi sento più debole, non progetto né sogni, né favole, vivo dentro un castello di nuvole. Il futuro m’appare sfuggevole, è finito quel tempo benevolo dove tutto sembrava durevole, ora intorno c’è un clima ingannevole che non lascia sperare una virgola e mi par di sentirmi colpevole quando il cuore nostalgico palpita in un modo pressante ed orribile. Ma la voglia di vivere è massima, è sospinta da un senso benefico che mi spinge a un traguardo incantevole dove tutto si tinge di indaco. Il presente si allaccia di solito al passato da sempre scorrevole, ma mi lascia un dolore nell’anima, perché penso al destino limitrofo. Son cosciente che resta una valvola tanto piccola e poco credibile, ma mi sento una voglia di vivere che m’esplode fin dentro lo stomaco. Nonostante un carattere pessimo m’è rimasta la voglia di vivere è per questo che provo nell’animo una grande fiducia nel prossimo. Voglio vivere, vivere, vivere, voglio credere, credere, credere in qualcosa di molto gradevole che mi doni un futuro magnifico! ...E’ davvero avvenuto un miracolo, un arcangelo ha mosso il mio giubilo, ha fermato la spada di Dàmocle inserendola eterna nel fodero. ...Quando siamo vicini al patibolo si risveglia con forza lo spirito di restare attaccati alla genesi con la massima voglia di vivere! Quando invece l’ignobile sagoma della morte si rende sensibile, si comprende che ciò ch’era magico si trasforma in un cinico spasimo. Ora sento una voglia di vivere che nessuno può rendere futile, questa volta sospingo, con impeto, il destino e la morte nel baratro! .
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Quando la vita tende a ridurre i giorni del futuro, si avverte nell'animo la paura della morte. Un sensibile spasimo di fronte al quale è inutile voler resistere, ma l'istinto di sopravvivenza resta eterno nel cuore dell'essere umano ed è per questo motivo che si vuole respingere qualunque tentativo atto a destabilizzare la bellezza della propria esistenza.

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L'autore
sergio garbellini

Non sono un poeta classico, né sublime, scrivo liriche prosastiche riguardanti le vicende quotidiane, mi piace trattare argomenti inerenti alla vita in modo razionale ed in particolare parlare di donne. Ho scritto 6000 liriche, 60 libri, 7 poemi e moltissime canzoni. Scrivo dal 1947, dall’età di 12 anni, ma nel corso d

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Commenti (1)

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Ettore Salamena22 luglio 2016

Racconto struggente di vita sofferta che ritrova speranza in se stessa e nel prossimo dopo aver appena varcato con la mente quella soglia nefasta ma non con i piedi e con il cuore, quel baratro che indietro ha lasciato, per continuare ad assaporare con gusto diverso, più prelibato quei giorni, anni e tempo che il fato gli ha riservato.