Voglia di vivere e paura di morire
Sento dentro una voglia di vivere
che mi penetra intensa nell’anima
e m’invita a scoprire nell’intimo
il perché d’una brama famelica
che per oltre ottant’anni di brividi
m’ha donato un passato malefico
e veloce è volato nell’orbita
senza bere un bicchiere di nettare.
Sarà forse il timore di piangere
per la vita perduta nell’etere,
un rimpianto che brucia spasmodico
nel mio cuore che soffre e che lacrima.
Vedo il tempo rimasto ch’è misero
e m’assale il timore del panico,
è l’angoscia che giudica il prossimo
più vicino alla fase spregevole.
Son vissuto in un mondo diabolico
che m’ha reso infelice e scorbutico,
col carattere strano, mutevole,
senza avere un amore gradevole.
Ora il tempo che resta è minuscolo,
se ci penso mi sento più debole,
non progetto né sogni, né favole,
vivo dentro un castello di nuvole.
Il futuro m’appare sfuggevole,
è finito quel tempo benevolo
dove tutto sembrava durevole,
ora intorno c’è un clima ingannevole
che non lascia sperare una virgola
e mi par di sentirmi colpevole
quando il cuore nostalgico palpita
in un modo pressante ed orribile.
Ma la voglia di vivere è massima,
è sospinta da un senso benefico
che mi spinge a un traguardo incantevole
dove tutto si tinge di indaco.
Il presente si allaccia di solito
al passato da sempre scorrevole,
ma mi lascia un dolore nell’anima,
perché penso al destino limitrofo.
Son cosciente che resta una valvola
tanto piccola e poco credibile,
ma mi sento una voglia di vivere
che m’esplode fin dentro lo stomaco.
Nonostante un carattere pessimo
m’è rimasta la voglia di vivere
è per questo che provo nell’animo
una grande fiducia nel prossimo.
Voglio vivere, vivere, vivere,
voglio credere, credere, credere
in qualcosa di molto gradevole
che mi doni un futuro magnifico!
...E’ davvero avvenuto un miracolo,
un arcangelo ha mosso il mio giubilo,
ha fermato la spada di Dàmocle
inserendola eterna nel fodero.
...Quando siamo vicini al patibolo
si risveglia con forza lo spirito
di restare attaccati alla genesi
con la massima voglia di vivere!
Quando invece l’ignobile sagoma
della morte si rende sensibile,
si comprende che ciò ch’era magico
si trasforma in un cinico spasimo.
Ora sento una voglia di vivere
che nessuno può rendere futile,
questa volta sospingo, con impeto,
il destino e la morte nel baratro!
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L'autore
sergio garbellini
Non sono un poeta classico, né sublime, scrivo liriche prosastiche riguardanti le vicende quotidiane, mi piace trattare argomenti inerenti alla vita in modo razionale ed in particolare parlare di donne. Ho scritto 6000 liriche, 60 libri, 7 poemi e moltissime canzoni. Scrivo dal 1947, dall’età di 12 anni, ma nel corso d
Commenti (1)
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Ettore Salamena22 luglio 2016
Racconto struggente di vita sofferta che ritrova speranza in se stessa e nel prossimo dopo aver appena varcato con la mente quella soglia nefasta ma non con i piedi e con il cuore, quel baratro che indietro ha lasciato, per continuare ad assaporare con gusto diverso, più prelibato quei giorni, anni e tempo che il fato gli ha riservato.
