Giù, al Borgo
Paride Giangiacomi
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Borgo mio,
operoso e distante,
periferia dell’Anima
strade polverose, ho il ricordo
“Strada Nova” e ancor da terminare:
breccione, e poi breccia
sempre più fine:
in calde giornate
qual furono un tempo
(come ora)
viso, capelli, ginocchi infarinati
quasi lavorassimo da sempre, dal fornaio.
Qualche “sfrigio”,
qualche ginocchio sbucciato,
macchiata la pelle
di misto sangue e marrone
di saliva, se andava bene...
Borgo mio,
a cercar monete
tra i brecci,
resti di scambi
dove valeva una stretta di mano
e una bevuta all’osteria,
tra una morra e un segno di croce.
Di alcuni rumori si è persa la voce
come del bruciore dell’alcool rosso
sulle quotidiane ferite...
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