La fatica degli occhi
Giovanni Perri
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Un bambino ci guarda: ci guarda lo stupore ingenuo di dio, piccolo frutto.
Ci tocca dirglielo cosa si perde nel tempo, quale noia dopo la parola e quali e quanti addii dalle finestre degli occhi:
tu impara, gli dico, le uscite secondarie: ascolta sempre, metti argomento nel vino, fantasia nelle parole: porta in tasca uno specchio per perderci l'idiota, quando pontifica.
Ci guarda alla bocca, mentre muoviamo le cose, mentre le cose si muovono da sole:
quello è un topo di fogna, questo un gatto alla finestra: tu fai l'acrobata sui cuori capovolti.
Vorrei dirgli l'amore e fargli l'abito per ogni pioggia, portarlo al cinema quando la notte cade all'indietro ed è scolpita ogni luna, senza sguardo, senza nemmeno occhi, prima ancora degli occhi.
Sarà così bella l'estate, gli dico, così leggera, così tanto leggera che neanche un uccello cadrà:
tu prova un canto, solo tuo, qualunque sia: tocca l'aria, tocca quel frutto scoperto, toccalo, anzi, se puoi: guardalo solamente.
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L'autore
Giovanni Perri
Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia
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