Verdetto
Il cittadino
ha una macchina a famiglia,
l'isolano una barca.
Perle nel Mediterraneo
si affacciano in faraglioni,
nelle insenature
riflettono triangoli bianchi
e strisce colorate
rallegran vivace la costa,
rari riccioli d'oro protengono
su cui cuccioli d'uomo si rincorrono
felici di quel lembo di rena,
schizzi e lazzi per la giornata di tregua.
Qualche granchio si impossessa
dell'artificiale scoglio
prontamente lo scovano i bimbi
all'arrembaggio delle loro Alpi.
Sguazzando nell'elemento iodoso
slalomeggian fra le chiglia
a rinforzar gole diafane d'inverno
s'impossessa dei polmoni il profumo dei motori
e le chiazze oleose le chiome.
Ignorano com'era trovare una conchiglia.
Ed il traghetto che annuncia il ritorno...
Ad ognuno il suo... a questo penso
al volante del blasone di famiglia,
nella coda cittadina quel fumo nero
ha lo stesso sapore del sole...
Al traghetto...
mentre getto la cicca a sfregio del mare
per non alibi di falsa incolpevolezza,
ed è l'estremo saluto
lo sguardo alle coste...
...e cala la sera
nelle deserte cale
e sul mare...
che incomincia a sanguinare.
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Commenti (1)
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Paolo Ursaia27 settembre 2007
Poesia ruvida nella sostanza, scomoda, provocatoria, elegantissima nella forma. Un urlo, da ascolatare e meditare
