Domnul meu
Diana Olteanu
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Ii spunea...„Domnul meu”
nu putea sa- l strige altfel, nu,
doar... „ Domnul meu”.
El... zambea trist
si ii povestea
ca ochii de iarba
nu adapostesc
doar serpii de casa.
Uneori,
ascund in luciul lor
si venin, mult venin.
Nu- l asculta...
Continua, fara teama,
sa gradinareasca
prin iarba lui batuta de vant
insirand in cuiburi, cu gandul,
alt gand,
dimineata si seara,
zile semanate primavara,
intr- un rand.
Il iubea... liber,
asa, doar in fracul tomnatic,
fara bocanci, fara sosete
cu sufletul descult,
cu durerea din toate sertarele,
cu fereastra aortei deschisa
pentru ploaia ce- si cauta adapost.
Il iubea...
si daca,
mai copilea deseori
cate o litera incomoda
era pentru ca
suferea sa- l vada
ratacind singuratic
printre atatea semne de punctuatie.
Mio Signore...
Gli diceva ...„Mio Signore"
Non poteva chiamarlo altro modo, no,
solo ...„Mio Signore".
Lui sorrideva tristemente...
e raccontava
che gli occhi d’erba
non ospitano
solo i serpenti di casa.
Talvolta,
nascondono nella loro lucentezza
il veleno, molto veleno.
Non date ascolto, lui...
Continuava senza paura,
a farl il giardiniere
nella sua erba colpita di vento
infilando nei nidi, col pensiero,
un altro pensiero,
la mattina e la sera,
i giorni seminati in primavera,
in una riga.
Lo amava... libero,
così, proprio in quello
smoking autunnale
senza scarpe, niente calze
coll’anima a piedi nudi
col dolore di tutti i cassetti,
con la finestra dell’aorta aperta
per la pioggia che cercava rifugio
Lo amava...
e se
scriveva spesso
una lettera con disagio
era perché
soffriva di vederlo
vagare solitario
tra molti segni di interpunzione.
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Diana Olteanu
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