Regnamo grazie a Dioniso
Flebili docili voci,
mobili dolorose croci,
volteggiano e sfoggiano,
smuovono e forgiano le menti...
Fomentano la debolezza,
annegano nella dolcezza;
Fortificano le certezze
e favoriscono l'astinenza.
Alienati dalla vita,
si sacrificano e soffrono,
si aspettano un'ultraterrena gita;
Si percuotono in modo losco,
non riponendo rispetto
nel proprio corpo ma in uno spettro...
Mortificano il mare,
il cui colore è tale
solo per merito del cielo ancestrale,
che tutto sovrasta
e loro non fanno altro che anelare...
Malati, maciullano la terra,
rinnegano l'aria
o sono in cerca di guerra.
Non lasciatevi incantare da Maya!
Dov' è che si arriva?
Quale riva ci attende,
finita la vita,
sfiorita, calpestata, uccisa?
Che futile fardello,
ulcerato uccello,
Santo Spirito,
sempiterno modello,
che procrei e disgreghi,
perché pretendi che altri si pieghi?
Laceri e ricomponi,
e Incanti coi tuoi suoni,
costipata chiesa,
che canti e chiedi,
umanesimo cristiano,
che strano:
I deboli rimontano
e i forti si sottomettono man mano!
Cosa ti spinge,
cosa ti affligge?
Coscienza infelice,
niente non t'appartiene,
desisti dal chiedere,
dal cercare altrove,
la verità è interiore!
Non temere l'amore,
né di tentare l'ardore,
il clamore della pioggia...
Da docile foglia tremante
a innumerevoli deboli nubi...
Non dubitare dell'incerto,
non nascondere il tuo merito,
né assassinare il tuo animo lacerto.
Abbraccia il divenire,
cessa si soffrire!
di essere...
senza mai morire...
©
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