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Riflessioni 3 settembre 2016 · lettura 2 min · 901 letture

Nostalgicattak

Antonio Interlandi 115 poesie pubblicate
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Come eravamo sciocchi nelle nostre fughe di suonatori di campanelli e piccoli nei nostri giochi di strada fatti di figurine da soffiare, di un pallone da inseguire, di prede da cacciare e di tappi colorati da lanciare. L’estate era sole e mare e giochi senza frontiere, l’autunno odore di libri e occasioni da Portobello, l’inverno il Natale coi parenti e le piogge dietro vetri appannati; la primavera una lunga discesa verso nuove vacanze. Per noi la Cina era solo un capitolo di geografia, un urlo lontano che ancora non terrorizzava mentre le tabelline erano un incubo, un atto di dolore da imparare e ripetere a memoria per rimettere i nostri debiti. E come eravamo romantici ballando al tempo delle mele tra il blu di una laguna e il rosa di una ragazza da baciare. Come eravamo curiosi di galassie da scoprire su navette e astronavi e già annottavamo sul diario di bordo i nostri incontri con alieni in bicicletta ed eroi con mantelli e calzamaglie. Le perle di terre esotiche ci affascinavano e ci invitavano ad una vita avventurosa su velieri a sfidare le bande dei corsari e le tigri di Mompracem. Come eravamo capelloni e colorati punk, rap e country con le spalline imbottite e i giubbotti di pelle ad esibire quegli sguardi cupi che chissà chi trovava intriganti. Come eravamo ingenui pensando di sapere chi fossero i buoni convinti che i capitani non tradissero mai che il tre toccasse al terzino sinistro e il sette all’ala destra che le atlete dell’est fossero veramente donne e a sognare il futuro perfetto, quello alla Barbie e Big Jim. Come eravamo pazienti tutti in fila ad aspettare il turno per chiamare da una cabina telefonica e poi impazienti di crescere, di certificare la nostra maturità di lasciarci alle spalle il bianco e nero dei caroselli il pallore dei visi di pistoleri a cavallo e le spade dei moschettieri nei loro duelli. Si, eravamo sciocchi, piccoli e curiosi, a volte romantici, altre ancora ingenui, ma, alla fine, eravamo così carini.
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L'autore
Antonio Interlandi

Sono un 48 enne di Siracusa con l'ovvia passione della scrittura. Per me la poesia significa tradurre in parole e ritmo le sensazioni del momento per scaldare il cuore di chi ascolta. Il mio lavoro c'entra poco con l'arte (sono un ufficiale dell'A.M.), ma, quando posso, mi ritaglio un po' di tempo, chiudo gli occhi e s

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