I risvolti umani dell'immigrazione
Nel momento di partire
ho baciato la mia terra,
son partito per l’Italia
perché qui non c’è la guerra.
Ho lasciato il mio Paese
per venire a lavorare ...
non sognavo il paradiso,
ma di vivere e sperare ...
una volta sistemato
di riunir la mia famiglia,
riabbracciar la mia consorte
e quell’angelo di figlia.
Ora vivo nel Salento
e mi adatto a ogni mestiere,
faccio il fabbro, il muratore,
il pittore o il cameriere.
...Ma c’è stato un cambiamento ...,
coi colleghi, insieme a loro,
reclutato sul pullmino ...
mi accompagnano al lavoro.
“Caporali” od impresari,
ci sisteman tutti in fila,
poi ci assegnano la squadra ...
nuovi schiavi del duemila!
L’importante che la sera,
dopo tutta una giornata
con la schiena rotta, a pezzi,
c’è la paga assicurata!
La speranza di noi tutti,
immigrati regolari,
resta quella che un domani
non ci manchino i denari.
Noi campiamo un po’ alla buona,
senza avere un gran futuro,
sopra il nostro calendario
non c’è nulla di sicuro!
Tra lavoro e sacrifici,
il mio sogno della vita,
resta quello di vedere
la famiglia ... riunita!
Io non chiedo nulla al mondo,
solamente protezione,
il rispetto della gente
ed un po’ di comprensione!
.
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L'autore
sergio garbellini
Non sono un poeta classico, né sublime, scrivo liriche prosastiche riguardanti le vicende quotidiane, mi piace trattare argomenti inerenti alla vita in modo razionale ed in particolare parlare di donne. Ho scritto 6000 liriche, 60 libri, 7 poemi e moltissime canzoni. Scrivo dal 1947, dall’età di 12 anni, ma nel corso d
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