Da quel balcone
Anna Piccirillo ov
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Da quel balcone io miravo il mare
nei pigri pomeriggi incandescenti
sdraiata all'ombra di limoni e gelsomini
a riparar la pelle arsa di sole e di salmastro,
a ristorare l'anima graffiata dalla vita.
Rotti i silenzi ambiti eran da cinguettii
e tra i rovi un martellante frinire di cicale.
Un refolo di vento inebriava l’aria tersa
e il ritmo di risacca cadenzava
dei gabbiani il libero acrobatico planare,
mentr’io in beata solitudine cullavo
il sogno d’Amore mio nascente
celato tra le pagine di un libro di preghiere.
Persa nel luccichio di brillantata luce
fluttuai sul velo liquido di quell'azzurro mare
ove scorgevo già la Sua bellezza
e la profondità di quello Sguardo
in cui bramai al più presto naufragare,
evanescente, come la spuma
libera e leggera.
E scevra di paure e di rimpianti,
anelai tramonti nei quali sciogliere le vele
al vento della vita
nel languido abbraccio in cui si fonde
la notte con il dì e, all’orizzonte,
il sole con le onde.
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L'autore
Anna Piccirillo ov
"... Eppure non so scrivere poesie. Non conosco regole di metrica, di rima e di sintassi; però se la poesia nasce dall’anima col desiderio di trasformare in parole i sentimenti, le emozioni, i moti prorompenti del cuore, i miei semplici versi, con molta indulgenza potrete anche definirli poesie" ... Ecco, mi definirei
Commenti (1)
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Alberto De Matteis9 settembre 2016
Immagini introspettive belle, suggestive e profonde, come è profonda e reale quella solitudine dalla quale nascerà un bel sogno d'Amore, celato tra le pagine di un libro di preghiere. E il testo stesso diventa anch'esso una preghiera che si eleva fino al cielo.

